CHIUSURA MOSTRA_ ven-19ottobre12_ Casina del Principe via Umberto I, 213 Avellino ore 19:00 Introduce prof. Riccardo Sica (critico d’arte) Presentazione del libro “RACCONTI DI ARCHITETTURA” di Davide Vargas Presenta il libro Claudio Gambardella

CHIUSURA MOSTRA_ ven-19ottobre12_ Casina del Principe via Umberto I, 213 Avellino ore 19:00 Introduce prof. Riccardo Sica (critico d’arte) Presentazione del libro “RACCONTI DI ARCHITETTURA” di Davide Vargas Presenta il libro Claudio Gambardella

Exposition now ||| till 19th oct.

Dots


La mostra si propone di creare un collegamento tra due epoche diverse, due stili differenti, due modalità distinte di rappresentare la realtà ed una medesima passione, la fotografia.Le opere rappresentate sono frutto di linguaggi variegati, che vanno dalla fotografia all’arte visiva, “accolgono” la luce e coinvolgono i visitatori, rendendoli partecipi di un percorso d’
immagine che si articola nel tempo.

La mostra si propone di creare un collegamento tra due epoche diverse, due stili differenti, due modalità distinte di rappresentare la realtà ed una medesima passione, la fotografia.
Le opere rappresentate sono frutto di linguaggi variegati, che vanno dalla fotografia all’arte visiva, “accolgono” la luce e coinvolgono i visitatori, rendendoli partecipi di un percorso d’

immagine che si articola nel tempo.
Foto in Luce comunica gli orari e i giorni in cui è possibile vistare l’esposizione.

La mostra resterà aperta dal Lunedì al Sabato fino al

19 Ottobre dalle ore 17:00 alle ore 20:00

Waiting for tonight!!!

Foto in Luce
Tonight 19pm Casina del Principe
Don’t miss it___


Foto in Luce: è lieta di presentare Gaetano Renna (__reindeer) che collaborerà allo sviluppo del progetto di visual mapping durante il vernissage di Mercoledì 19 Settembre.
contatti: Facebook http://www.facebook.com/reindeer.factory ||| Twitter     https://twitter.com/__reindeer

Foto in Luce: è lieta di presentare Gaetano Renna (__reindeer) che collaborerà allo sviluppo del progetto di visual mapping durante il vernissage di Mercoledì 19 Settembre.

contatti: Facebook http://www.facebook.com/reindeer.factory ||| Twitter     https://twitter.com/__reindeer

La Casina del Principe

La Casina del Principe

FOTO IN LUCE
Fotografie
di Antonio Barzaghi
ed Antonio Intorcia

A cura
di Federica Cerami

Un nonno e suo nipote.
Due storie, lontane negli anni e per la vita vissuta, ma molto vicine per la comune passione: ridisegnare il mondo attraverso la luce.
Due modi diversi di stare al mondo e di guardarlo: l’uno è la minuziosa cronaca della vita borghese di un tempo attenta ai grandi eventi quanto ai singoli ritratti e l’altro è un racconto introspettivo e, a tratti, inquieto di paesaggi e di attori protagonisti del suo percorso di vita.
Attraversando il vincolo di sangue, in questo viaggio per immagini che collega una retrospettiva ad una personale, il legame forte tra i due è in un pensiero di Helmut Newton: “Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare: tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”.
Sono queste le parole che delineano il filo rosso che lega, in un abbraccio virtuale, i due fotografi in un intervallo lungo più di cento anni.
Sono queste le basi del desiderio di comunicare attraverso la luce che, se pur diverse nella evoluzione del mezzo, restano immutate nell’intensità e nella passione trasmessa.
“Foto in luce” è una sorta di macchina del tempo che accompagna i suoi visitatori lungo una strada composta idealmente da tre sezioni temporali: un passato che porta con sé la sua richiesta di non essere dimenticato, un presente che chiede con insistenza di essere compreso ed un futuro che, con tenacia, cerca di farsi strada nonostante le difficoltà.
E’ in questo lungo e tortuoso spazio temporale che i due fotografi hanno trovato e trovano i loro diversi strumenti di rilettura del mondo, consci di aver dato entrambi un contributo importante alla sua comprensione.
Ed è questo forte coinvolgimento che dà corpo al pensiero di Irving Penn: “Un buon fotografo è una persona che comunica un fatto, tocca il cuore, fa diventare l’osservatore una persona diversa”.

UNA DINASTIA DI FOTOGRAFI
I BARZAGHI DI AVELLINO”

di Andrea Massaro
Direttore onorario dell’Archivio Storico del Comune di Avellino.

L’Irpinia, oltre ad essere celebrata per la sua bellezza naturale e paesaggistica, è nota per la sua grande ospitalità. Non a caso, una buona parte della sua popolazione, dal secondo Ottocento, si stabilì in Avellino e centri limitrofi, proveniente da altre regioni, alcune di esse anche lontane.
Già nel 1806, quando Avellino fu elevata al rango di capoluogo di provincia, ospitò numerosi intellettuali, artisti, professionisti e artigiani, specialmente nel ramo dell’avvocatura e della magistratura, oltre che personale in divisa militare, favorendo così l’emancipazione di una classe borghese, che per oltre due secoli sarà egemone nella vita pubblica, economica e amministrativa del capoluogo.
La nuova immagine che assumeva la città nel corso  di quegli anni  è appena documentata nelle immagini dei pittori avellinesi, come Cesare Uva, Giovanni Battista, Daniele De Feo e poi altri che hanno lasciato nelle tele e nei colori alcuni aspetti della città ottocentesca.
Sarà l’introduzione della fotografia a restituirci molti aspetti del centro di Avellino, grazie all’opera di alcuni pionieri, a partire dalle immagini ottenute dalla tecnica della dagherrotipia dell’inizio del secondo Ottocento la quale ha consentito di avere i ricordi più vivi di una città  ormai decisamente  votata al progresso.
Uso della fotografia portò in Avellino molti di questi neofiti dell’immagine stampata con il rivoluzionario metodo.
Pochi decenni dopo abbaiamo la presenza in Avellino di molti di questi artisti-artigiani, come Pietro Buldorino (Pollenza (MC), 1866), Ettore Fabretti, (Ancona,1856), Errico Maiorano (Roccella Ionica (RC), 1852) e poi gli irpini Albino Albanese (Avellino, 1855), Fioravante Del Buono (Montefusco, 1852), Francesco Solimene (Avellino, 1871)  e  Gaetano Barra, di famiglia avellinese, ma nato a New York nel 1910. Nei primi decenni del XX secolo fioriranno, ancora, altri atelier realizzati dai Velle, dagli Iannaccone, dai Barzaghi e  numerosi altri.  
Un’altra ondata immigratoria verso questa terra interessò la nostra provincia alla vigilia dell’Unità d’Italia, notevolmente accresciuta all’indomani della formazione dello stato unitario, quando il nuovo governo avviò in Irpinia la costruzione di alcune opere pubbliche, specialmente con la realizzazione della linea ferroviaria che consentì, il 31 marzo 1879 l’apertura della stazione ferroviaria di Avellino.
Le strade ferrate porteranno in Irpinia vari tecnici del nord, compresi alcuni congiunti dei Barzaghi.
Antonio Barzaghi senior, che possiamo indicare come il capostipite di questa estesa famiglia che si affermerà in Avellino negli anni a venire nell’arte fotografica e impiegatizia, nacque a Erba nel 1813.
Prima di giungere in Avellino Antonio Barzaghi nel capoluogo lombardo sposò la nobildonna Santina Bianchi.
Dal loro matrimonio verranno al mondo due figli: Carlo Luigi Marino e Napoleone.
Il primo nacque a Milano il 9 ottobre 1835, il quale una volta stabilito in Irpinia prenderà in moglie Eugenia Lo Conte, di Ariano Irpino, (1842 - Avellino 1916). Il loro matrimonio avrà un seguito numeroso, rappresentato dalla nascita di ben 11 figli, tutti nati in Avellino, ove la coppia fissò la propria dimora. Carlo Luigi Marino svolse la sua attività di ragioniere presso la Prefettura di Avellino e Sottoprefettura di Ariano Irpino per molti anni, insegnando anche come docente di Computisteria e Ragioneria.
 I numerosi figli procreati sono, nell’ordine Marino j. (1865) sposato con Teresa Griffo; Antonio (1869), sposato con Italia Anita Mercuro, figlia del patriota e avvocato flumerese Rocco Mercuro, consigliere e assessore al Comune di Avellino ed esponente di primo piano della massoneria locale; Napoleone j (1870-1871); Enrichetta (1872); Nicola (1873) sposato con Filomena Gimelli; Caterina (1875-1894); Silvestro (1879-1899); Samuele (1878-1879); Giovanni (1880- 1881); Maria (1881-1885)  , ed infine Emma (1884-1892).  
Il Ragioniere Carlo Luigi Marino Barzaghi morì in Avellino il 27 maggio 1890.       
Suo fratello Napoleone, nacque anch’egli a Milano nel 1839, e sin da giovane abbracciò la vita militare. Durante il servizio militare svolto a Modena, ove in quell’Accademia Militare insegnò storia patria e geografia, conobbe e sposò la nobildonna Faustina Zuccoli, dalla quale ebbe quattro figli Vittoria (Campo Maggiore, 1875), e Ugo ( Napoli, 1885), Umberto (Campo Maggiore,1879), Bianca (Campobasso,1883) e Mario (Avellino, 1889, morto ad appena quattro mesi).
La primogenita Vittoria sposò l’avvocato Pietro Zucchetti.  
Napoleone Barzaghi fu un personaggio singolare. Meritò onori ed encomi per il suo non comune amor di Patria dimostrato nel periodo risorgimentale. Nel 1859 prese parte a una pericolosa sortita nell’intento di lasciare lo stato Lombardo Veneto per portarsi, con altri animosi patrioti, in Torino. Miracolosamente scampato alle fucilate austriache, raggiunse il Piemonte per arruolarsi nei bersaglieri di Lamarmora. Prese parte alla prima guerra d’indipendenza e nella battaglia di S. Martino, il 24 giugno 1859, fu gravemente ferito all’anca ed un braccio. Questa ferita gli comportò l’amputazione del braccio, a seguito  di un’operazione eseguita a Brescia. Per quest’eroica azione il Re Vittorio Emanuele II, motu proprio, lo decorò al valor militare. Nuovamente a combattere con Giuseppe Garibaldi, raggiunto in Sicilia, durante la spedizione dei Mille per partecipare alla battaglia del Volturno. Anche per questa occasione, nel 1862, fu decorato con una seconda medaglia al valor militare. Successivamente la carriera militare lo portò a Modena ove insegnerà per molti anni. Carico di onori, meritò ancora una decorazione dal governo francese per la campagna d’Italia del 1859. Smessa la divisa grigio verde fu impiegato in qualità di economo nella Compagnia addetta alle costruzioni ferroviarie Trewelle & C., presso la quale erano impiegati come ingegnere due fratelli della moglie. Napoleone si adoperò, per il grande affetto, per far giungere in Irpinia il proprio fratello Carlo Luigi Marino, che pur lavorando alla Prefettura, lo aiutava nel tempo libero nella suddetta Compagnia impegnata nelle costruzioni ferroviarie per le varie tratte che toccavano i centri isolati dell’Irpinia.
Napoleone visse alcuni anni in Avellino, città nella quale morì il 22 gennaio 1899.          
Tra la numerosa prole di Carlo Luigi Marino va particolarmente segnalato il quintogenito Nicola Barzaghi, nato nel capoluogo irpino il 17 novembre 1873.
Appena raggiunta l’età adatta, Nicola colse in sposa la giovane avellinese Filomena Gimelli, appartenente ad una nota famiglia di tipografi, la cui attività editoriale è ancora presente in numerose pubblicazioni sparse nelle biblioteche dell’Irpinia. Anche questa coppia fu particolarmente prolifica. Arrivarono, così uno dopo l’altro, ben 9 figli. Tre di questi intrapresero l’attività di fotografo, Guido, Antonio e Francesco, ancora legata a metodi pionieristici. I restanti quattro figli Pierino(funzionario della banca d’Italia), Eugenio (ragioniere capo della provincia di Avellino ),Carmela (sposa di Giovanni Falcone ) e Maria sposa del marchese Staglianò
Guido nacque nel 1902 e morto a Castellamare di stabia il 6 giugno 1986, Antonio nel 1904 e morto nel 1976 e Francesco nel 1907 e morto nel 1962. Il rapporto professionale di Guido Barzaghi con la città di Avellino fu molto fugace, in quanto ancora giovanissimo si portò nello studio fotografico che il fratello Francesco aveva aperto a Castellammare di Stabia. Di carattere volitivo Guido Barzaghi conobbe per un breve periodo anche un’esperienza di lavoro a Roma, negli studi di Cinecittà come tecnico di camera.
Saranno, invece, Antonio e Francesco, sul finire degli anni ’20 del secolo scorso, ad aprire per primi un moderno atelier la cui sede fu fissata al n. 6 della centralissima Piazza della Libertà di Avellino. Il futuro autore di una serie di foto indimenticabili, Antonio Barzaghi, inizialmente lavorava come impiegato presso la Previdenza Sociale.
Dopo un periodo di pendolarismo per recarsi a Napoli tutti i giorni negli uffici dell’INPS, incoraggiato anche dalla moglie, decise di dedicarsi completamente all’attività di fotografo, che era la sua vera passione.
Oltre a tale attività lo studio dei due fratelli, messo a disposizione nei locali dei Ricciardi, loro parenti, rappresentava una vera galleria d’arte, aperta ai personaggi più in vista nell’Avellino degli anni ruggenti.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, ma soprattutto con i bombardamenti di Avellino del 14 settembre del 1943, che provocarono ingenti danni alle abitazioni del centro storico e in altri posti, lo studio dei Barzaghi non fu risparmiato dalle micidiali bombe che rasero al suolo studio e apparecchiatura ivi conservata. I danni, oltre a travolgere beni e materiali dei fratelli fotografi, incise anche sulla stabilità del loro sodalizio. Sciolta la società, nel 1948, Antonio Barzaghi tentò di risollevare l’attività trasferendosi in Via Matteotti. Seguiranno altri traslochi: Corso Vittorio Emanuele II, nei pressi del palazzo della Prefettura e, poi, nel 1972, di nuovo in Via Matteotti, luogo nel quale si fermerà fino alla sua morte, avvenuta il 30 aprile 1976.
Antonio Barzaghi ha fissato con il suo obiettivo i fatti più importanti della vita pubblica e privata della città di Avellino e gran parte dei volti di alcune generazioni, in particolari momenti lieti e tristi che, ancora oggi, si possono leggere nelle tante fotografie  in bianco e nero, o in quelle color seppia o, ancora, in quei bellissimi ritocchi dai colori soffusi ottenuti dall’uso sapiente del pastello e altri mezzi del colore, interventi che richiedevano una particolare predisposizione artistica che certamente non mancava ad Antonio Barzaghi.    
Con la conquista del potere del fascismo inizia per il fotografo Barzaghi un periodo di grande attività, specialmente nel campo delle pubbliche manifestazioni organizzate con la sapiente regia degli apparati del fascio. In questo settore non furono trascurati i tanti avvenimenti idonei a dimostrare l’intervento e la presenza costante del regime nella vita sociale, economica culturale e sportiva del fascio irpino. In questo periodo arriva l’investitura ufficiale per la nomina a corrispondente del giornale napoletano “Roma”. Le corrispondenze da Avellino saranno così corredate da numerosi servizi fotografici che attestano un lungo periodo, quando il capoluogo ospita la coppia dei principi Umberto II e Maria José in visita in Avellino nel 1932, mentre il solo principe ereditario dei Savoia sarà immortalato varie altre volte dalla Kodak di Antonio Barzaghi e degli altri fotografi avellinesi, come i Velle, ed i Solimene, in aperta competizione e rivalità professionale accese. Tra le migliaia di scatti prodotti dal fotografo di Via Matteotti, ove, tra l’altro, fu aperta anche un’accorsata attività di ottica, curata dal figlio Angelo, moltissimi di questi scatti ancora oggi sono conservati in molti album di private famiglie, mentre un numero esiguo di immagini si possono ammirare in alcuni uffici e istituti del capoluogo. Una rilevante testimonianza della sua arte, come ha opportunamente documentato la studiosa Lisa Bonavita in un suo recente lavoro, servito come tesi di laurea,  relativo all’arte fotografica in Avellino durante il Ventennio, è rinvenibile nel volume “Avellino nell’anno X dell’era fascista” e nel fascicolo “La fotografia alla I Mostra Irpina d’Arte” del 1932. Molte delle immagini lasciate da Antonio Barzaghi restituiscono oggi il mondo della città in camicia nera, specialmente con le sue storiche adunate, le rutilanti giornate dei circuiti automobilistici, o delle mille baionette inastate sui fucili degli eserciti nelle storiche parate  militari, alle quali intervenivano il Duce, ministri, gerarchi, generali e ufficiali dall’aspetto marziale. Accanto a questi momenti guerreschi restano bellissimi gruppi patriarcali, sia di famiglie modeste o borghesi, ove tutti attendono il flash che immortalerà per sempre il volto composto e serio, mai votato al sorriso, dei nostri nonni e genitori.
Del fratello di Antonio, Francesco Barzaghi, possiamo ricordare il grave dramma che lo colpì durante i bombardamenti di Avellino del settembre 1943, durante i quali avvenne la tragica scomparsa della sua promessa sposa, cosa questo che lo rese inquieto e sempre in cerca di nuove esperienze. Per quietare il suo stato d’animo, alla metà degli anni ’40, in società con l’imprenditore Annito Abate, rilevò la gestione di uno storico caffè di Avellino (Caffe roma). Ma anche questa nuova esperienza fu ben presto abbandonata. Un relativo equilibrio interiore avvenne pochi anni dopo, quando si unì in matrimonio con l’avellinese Filomena Argenio, alla quale toccherà gestire lo studio fotografico di Francesco, ritornato all’antica passione della fotografia. Alla sua morte l’attività continuerà con la citata moglie e l’apporto prezioso di Antonio Ruocco, fedele collaboratore dell’atelier di Francesco Barzaghi.
Intanto, allo stato, l’ultima generazione di questi fedelissimi della Nona Musa, continua a riproporre momenti artistici di documentazione della vita quotidiana.
Questi momenti li realizza il giovane Antonio Intorcia, figlio di Giovanna Barzaghi, l’ultima figlia del maestro Antonio Barzaghi.
Come il nonno, Antonio Intorcia possiede nel dna l’amore per l’immagine fissata e ricavata dall’obiettivo. A differenza del nonno il nostro media-disegner non ha bisogno degli abbaglianti lampi di magnesio, né di vetrini, né tantomeno di pellicole che hanno dominato il lavoro negli anni degli antichi fotografi. La sua attività viene, invece, esercitata attraverso le moderne e sofisticate apparecchiature dell’elettronica e del computer, le quali hanno sovvertito i metodi di lavoro che vedevano chiusi nelle camere oscure per molte ore i vecchi fotografi di famiglia, alle prese con soluzioni, bacinelle e pellicole stese ad asciugare.

Antonio Intorcia (Napoli,14 maggio 1983), malgrado la giovane età, si è affermato nella professione attraverso la produzione di foto, video e grafica di ottimo livello. Vanta notevoli esperienze lavorative nella realizzazione di esposizioni e mostre fotografiche tenute ad Avellino, a Roma e in altri centri. Per lo Studio Dalisi ha realizzato immagini e filmati sull’attività del famoso architetto.
Come fotografo free-lance ha realizzato vari servizi fotografici per aziende, riviste, grafica, televisioni, moda, regia, ecc. disseminate in molte città italiane e straniere, come Napoli, Roma,  Londra, Ibiza e altre.
Allo stesso si deve la cura di una mostra antologica allestita nella Casina del Principe di Avellino nel settembre 2012, durante la quale la città di Avellino ed i suoi abitanti hanno potuto ammirare alcune delle residue foto scampate alla dispersione fisiologica causata dagli anni, realizzate  dalla famiglia Barzaghi, una vera e benemerita dinastia avellinese dell’arte fotografica.


Durata della mostra: fino al 19 Ottobre 2012Inaugurazione-Vernissage: 19 Settembre 2012Starting h. 19:00Casina del Principe, Via Umberto I, 213, Avellino

Durata della mostra: fino al 19 Ottobre 2012
Inaugurazione-Vernissage: 19 Settembre 2012
Starting h. 19:00
Casina del Principe, Via Umberto I, 213, Avellino

Work in progress


La planimetria dei luoghi

La planimetria dei luoghi